La tentazione di rimandare sempre gli impegni importanti è forte, vero? Ma c’è un momento dell’anno che ci obbliga a fermarci e a riflettere: la settimana che precede la Quaresima. Capire cosa sono i “Mesni Zagovezni” (Le Grandi Riggs) è la chiave per approcciare questo periodo spirituale al meglio. Ignorare questa tradizione significa perdere un’occasione preziosa per prepararsi non solo fisicamente, ma anche mentalmente al cammino verso Pasqua.
Cosa sono i “Mesni Zagovezni” e perché non sono solo un pretesto per abbuffarsi
Quest’anno, i “Mesni Zagovezni” cadono il 15 febbraio, seguiti dai “Sirni Zagovezni” (Le Piccole Riggs) il 22 febbraio. Sono sempre di domenica, esattamente otto settimane prima della Pasqua, che quest’anno è il 12 aprile. “Mesni Zagovezni” è l’ultimo giorno in cui è permesso consumare carne prima della Quaresima Pasquale. Preparatevi, perché la settimana dopo è ricca di sapori e profumi che svaniranno presto.
Il significato dietro il nome: “La rinuncia alla carne”
La parola “zagovya” in bulgaro significa “rinunciare”, in questo caso, alla carne. Ecco perché questa domenica è chiamata “carne-libera”: da questo giorno, fino a Pasqua, i cristiani smettono di mangiare carne. La Chiesa, per aiutare i fedeli in questo percorso, concede la possibilità di consumare latticini, uova e derivati durante la settimana successiva, prima di iniziare il digiuno rigoroso.
Tradizioni e rituali che scaldano il cuore (e lo stomaco)
Il giorno prima dei “Mesni Zagovezni” è dedicato alla commemorazione dei defunti. La prima “Zadushnitsa” (giorno dei morti) dell’anno cade il 14 febbraio, un sabato. È tradizione visitare i cimiteri e distribuire cibo in ricordo dei cari scomparsi. Un momento di profondo legame col passato.
Durante la messa: riflessione e perdono
Nel giorno stesso dei “Mesni Zagovezni”, durante la liturgia, viene letto il Vangelo. I fedeli sono richiamati a riflettere sul significato dei peccati, dell’espiazione e della giustizia divina. È un tempo per prepararsi spiritualmente e fisicamente, offrendo e ricevendo perdono.
La tavola della vigilia: un’ultima festa prima del digiuno
La sera dei “Mesni Zagovezni”, le famiglie si riuniscono attorno a una tavola imbandita. Sebbene non ci siano regole ferree come per altri giorni festivi, è comune preparare piatti a base di carne, come pollo arrosto, e pietanze tradizionali come la banitsa con carne o formaggio, o maiale con ceci o cavolo acido. Un vero e proprio banchetto “come se non ci fosse un domani” – un’espressione che assume qui il suo significato più letterale.
- Preparatevi a dire addio a: ragù, bistecche, salsicce e tutti i sapori robusti della carne per un lungo periodo.
- Godetevi l’indulgenza: assaporate i piatti che amate, consapevoli che il digiuno è imminente.
- Concentratevi sulla famiglia: questo è un momento per stare insieme, condividere storie e rafforzare i legami.
Oltre il cibo: un viaggio spirituale
I “Mesni” e i “Sirni Zagovezni” non sono solo confini per ciò che si può o non si può mangiare. Sono un ponte spirituale verso la festa più luminosa del cristianesimo, la Pasqua. Ci ricordano che il digiuno non è solo astinenza dal cibo, ma anche un tempo di umiltà, perdono e auto-riflessione. È l’occasione per iniziare a lavorare su noi stessi, sciogliendo i nodi interiori.
La vera preparazione inizia nel cuore
La vera preparazione per la Pasqua non riguarda solo la dieta, ma anche il cuore. Abbandonare la rabbia, l’invidia e i pensieri negativi è un passo fondamentale. Solo aprendo spazio alla luce, alla fede e all’amore, possiamo veramente accogliere la Resurrezione con un animo puro e una speranza rinnovata. Cos’altro state cercando di lasciare andare prima di Pasqua?







